"I teneri sentimenti di profonda e silenziosa ammirazione, evocata nei nostri cuori dalle bellezze della creazione, trovino adeguata espressione nelle belle arti." Qadamawi Haile Selassie King of Glory
giovedì 30 giugno 2011
martedì 28 giugno 2011
Qeddus Giyorgis
"Nostro Signore Jesus Krestos apparve a San Giorgio e sigillò molte alleanze con lui. E gli disse:
"A chiunque ti commemorerà sulla terra, Io distruggerò tutti i peccati. Chiunque si trovi in tribolazione, per mare o sulla terra oppure, malato, invocherà Me per intercessione del tuo nome, Io lo allontanerò velocemente dalle sue sofferenze."; detto questo, Egli risalì nei Cieli."
from Ethiopian Orthodox Synaxarium
"Vi era nella provincia di Cappadocia una città assai bella, chiamata Lasia, nella quale regnava un re di nome Sevio che, con tutta la popolazione, era dedito al culto degli idoli. Vicino alla città vi era un grande stagno da cui usciva un enorme drago che uccideva molti degli abitanti.
Il re, cercando di sconfiggerlo con i suoi soldati, ogni giorno perdeva molti uomini.
l cittadini pensavano di aver avuto quel castigo dagli dèi che dovevano essere placati, e si lamentavano con il re, minacciando di abbandonare la città se il sovrano non avesse posto rimedio alla gravissima sventura che li aveva colpiti.
Allora il re decise di offrire ogni giorno un fanciullo in pasto al drago, affinché il mostro non divorasse i suoi sudditi; egli stesso, per prossima vittima, avrebbe dato la sua unica figlia. Poiché la proposta fu ben accolta dal popolo, il sovrano fece preparare la figlia in abito da sposa, quindi proruppe in lamenti e lacrime, poiché la giovinetta, anziché per le nozze, era pronta per il rito funebre. Per risparmiare la vita della figliola, offrì una ricchissima ricompensa a chi l’avesse salvata dal sacrificio, ma nessuno accolse quella proposta.
Accadde però che passasse di là san Giorgio per abbeverare il suo cavallo, ed, entrando nello stagno, il martire vide la regale fanciulla seduta e le chiese che cosa facesse in quel luogo. Ma ella rispose di non poter parlare e invitò il giovane ad allontanarsi, perché, fermandosi, avrebbe corso pericolo di morte. In seguito alle insistenze di Giorgio tuttavia la giovinetta gli disse la verità e narrò al santo che suo padre e i sudditi del suo regno veneravano Giove, Mercurio e Apollo. Il martire, a quel racconto, dichiarò false e bugiarde tali divinità e le espose la dottrina di Cristo, il quale l’avrebbe salvata dall'orribile morte; pregò quindi il Signore di compiere un segno, affinché quella gente credesse che Egli solo è il vero Dio.
Si udì allora il fragore delle acque dello stagno, e la fanciulla invitò Giorgio a fuggire, per- che stava per uscire il mostro.
Il santo, fattosi il segno della Croce, invocò il Signore Gesù Cristo, e il drago si placò come un agnello; quindi chiese alla principessa i nastri che le tenevano i capelli e con essi lego il mostro, consegnandolo a lei che, esultante, lo condusse in città.
A tale vista quegli abitanti si diedero a precipitosa fuga, ma il santo li trattenne sollecitandoli a credere nella Trinità, e allora avrebbero visto le meraviglie del Signore.
Giorgio espose poi le verità della fede, dicendo che se essi avessero creduto in Cristo, avrebbe ucciso il drago.
Tutti accettarono la religione cristiana, quindi il santo, infisse la lancia tra le fauci del mostro e gli recise la testa con la spada.
Esultanti, tutti i cittadini del regno chiesero il battesimo a Giorgio che chiamo per l’amministrazione del sacramento il vescovo di Alessandria, che in 15 giorni battezzò 40.000 persone.
l neo- battezzati edificarono una chiesa in cui, per opera dello Spirito Santo, giunse il martire Giorgio che, davanti all'altare, con un segno di croce, fece scaturire una sorgente d’acqua miracolosa, a contatto della quale ogni ammalato guarisce dalle proprie infermità.
(Cfr. O.Raineri Santi Guerrieri a Cavallo).
lunedì 27 giugno 2011
"Chi sarò io in mezzo a una creazione senza numero?" Sir.16; 17
Nella somiglianza al Signore che l'ha Creato a Sua Immagine, l'uomo, custode della Creazione, è anch'egli creatore.
Se ogni essere vivente è in grado di servirsi della terra e di quanto contiene per il proprio benessere e sostentamento, l'uomo manifesta la somiglianza al il suo Artefice attraverso opere che esprimono e coronano il suo essere, dalle quali gli derivano, oltre che vantaggio materiale, anche soddisfazione e piacere intellettuale e spirituale.
Opere quali le scienze e le arti, che lo gratificano e lo elevano, manifestano la tensione dell'uomo verso Dio.
Penso agli uccelli del cielo, capaci di costruire il proprio nido, differente e caratteristico per ogni specie: quanto più grande è l'opera dell'uomo, in grado di imbrigliare il Creato, ma anche di ricercare, godere e produrre bellezza attraverso l'opera consapevole delle sue mani!
Bellezza che l'uomo ha conosciuto attraverso gli occhi di suo padre Adam, di cui custodisce la scintilla e lo stupore dal giorno del suo ingresso nel Gennet.
Bellezza che coincide con ciò che Dio ha Creato dal nulla è che è apparsa "cosa molto buona" ai Suoi occhi.
"Dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'Autore." (Sap 13:5):quanto più noi stessi ci esprimiamo come artefici di qualcosa di buono e bello, tanto più assomigliamo a nostro Padre, Artefice di tutto. Attraverso il mio lavoro, voglio testimoniare non la mia perizia ( chi sarò io in mezzo a una creazione senza numero?) ma la Perfezione e Generosità dell'Almighty che mi ha concesso un dono che permette a me e ai miei fratelli di rendere onori all'Autore della Creazione, e che Egli sia conosciuto e amato nella Sua Maestà e Bellezza.
... so let the word of I mouth and the meditations of I heart be acceptable in thy sight,
oh RasTafarI!
sabato 25 giugno 2011
Blazing fire can't touch Rasta
Daniele: 3; 49-95
"Ma l'angelo di Egziabher, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco e rese l'interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia. Allora quei tre giovani, a una sola voce, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio nella fornace dicendo:
"Benedetto sei Tu, Egziabher, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il Tuo Nome Glorioso e Santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei Tu nel tuo Tempio Santo Glorioso,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei Tu nel Trono del Tuo Regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei Tu che penetri con
lo sguardo gli abissi e siedi sui Cherubini,
lo sguardo gli abissi e siedi sui Cherubini,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei Tu nel firmamento del cielo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedite, opere tutte di Egziabher, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli di Egziabher, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, cieli, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, potenze tutte di Egziabher, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, sole e luna, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, stelle del cielo, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, piogge e rugiade, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, o venti tutti, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, fuoco e calore, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, freddo e caldo,Egziabher ,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, rugiada e brina, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, gelo e freddo, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, ghiacci e nevi, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, notti e giorni, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, luce e tenebre, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, folgori e nubi, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedica la terra Egziabher,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, monti e colline, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, creature tutte
che germinate sulla terra, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, sorgenti, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, mari e fiumi, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, mostri marini e
quanto si muove nell'acqua,Egziabher,
quanto si muove nell'acqua,Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, uccelli tutti dell'aria, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, animali tutti, selvaggi
e domestici, Egziabher,
e domestici, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, figli dell'uomo, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedica Israele Egziabher,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti di Egziabher, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, o servi di Egziabher, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, spiriti e anime dei giusti, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, pii e umili di cuore, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, Egziabher,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli, perché ci ha liberati dagl'inferi,
e salvati dalla mano della morte, ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente,
ci ha liberati dal fuoco.
Lodate Egziabher, perché Egli è buono,
perché la Sua grazia dura sempre.
Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dei,
lodatelo e celebratelo, perché la Sua grazia dura sempre".
Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: "Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?". "Certo, o re", risposero. Egli soggiunse: "Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell'aspetto a un figlio di dei". Allora Nabucodònosor si accostò alla bocca della fornace con il fuoco acceso e prese a dire: "Sadràch, Mesàch, Abdènego, servi di Dio Altissimo, uscite, venite fuori". Allora Sadràch, Mesàch e Abdènego uscirono dal fuoco. Quindi i satrapi, i prefetti, i governatori e i ministri del re si radunarono e, guardando quegli uomini, videro che sopra i loro corpi il fuoco non aveva avuto nessun potere; che neppure un capello del loro capo era stato bruciato e i loro mantelli non erano stati toccati e neppure l'odore del fuoco era penetrato in essi. Nabucodònosor prese a dire: "Benedetto il Dio di Sadràch, Mesàch e Abdènego,
il quale ha mandato il Suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in Lui;
hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi
per non servire e per non adorare alcun altro dio
che il loro Dio."
Amin, amin.
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